martedì 13 dicembre 2011

Insalata tiepida di rape varie e carote...


...con salsa al limone e senape.
Un titolo lunghissimo per un piatto veramente semplice e veloce da preparare.

Ingredienti

barbabietola, cavoli rapa, cavoli navoni, carote in ugual quantità
2 limoni
 

1 cucchiaino di senape 
1 cucchiaio d’olio
semi di sesamo tostati
sale e pepe bianco

Non ho messo le dosi, l’importante è che ci sia più o meno la stessa quantità di ogni verdura.
Tagliate tutto a cubetti e fate cuocere al vapore [la barbabietola io l’ho presa già cotta, quindi quella va aggiunta solo alla fine]. Sbattete il succo dei limoni con senape, olio, sale e pepe.
Una volta cotte le verdure, lasciatele intiepidire, conditele con la slasina ottenuta, cospargete di semi di sesamo e mescolate bene.


Ecco un'altra delle irriducibili: anche se ora con i primi veri freddi vedo che inizia a stentare, il Crisantemo coronario non molla ancora, regala ancora una copiosa fioritura giallo sole, e in questa varietà contrasta piacevolmente con le foglie grigio chiaro. Non mi sto a dilungare troppo su questa pianta, anche perché se dovessi parlarvi dei crisantemi rischierei di scrivere un trattato di pagine e pagine, cosa che preferirei evitarvi [ed anche evitare io stessa!]. Soltanto due brevi cenni al suo simbolismo: nonostante sia oggi prassi comune associarlo ai riti funebri ed ai cimiteri, il crisantemo è una pianta che in passato, soprattutto nella cultura nipponica, aveva tutt'altro significato. Veniva infatti considerato il fiore solare per eccellenza, che dona vita e luce [il suo nome deriva dalle parole greche crhysòs (oro) e anthémon (fiorente)]. Forse è proprio per questo che, giunti in Europa nei primi dell'ottocento, si iniziò a deporli sulle tombe, come augurio di una vita felice e luminosa nell'aldilà. Riguardo al C. coronarium, posso dirvi che è adatto per adornare aiuole e roccaglie, ma anche per la coltivazione in grossi vasi, non necessitano di particolari cure, basta assicurargli un minimo d'ombra durante i mesi più caldi e loro vi regaleranno bellissimi fiori giallo oro da maggio fino all'autunno inoltrato.

mercoledì 7 dicembre 2011

Muffin al miele, uvetta e ciliegie candite


Dopo due ricette carnivore, ritorniamo alle dolci note del miele, con dei muffin molto buoni, arricchiti da uvetta e ciliege candite. Per l’impasto ho seguito la ricetta di una torta al miele trovata su uno dei miei libri di dolci, modificando solo alcune piccole cose [e questo mi ha sorpresa, visto che non riesco quasi mai a fare un piatto senza stravolgerne la ricetta originale!].


 Per circa 20 muffin:

125 gr miele [io di castagno]
350 gr farina
125 gr zucchero a velo
3 uova
70 gr ciliegie candite
50 gr uvetta sultanina
1 bustina di lievito in polvere
180 gr di burro [io margarina]

Fate ammorbidire l’uvetta in una ciotola con poca acqua tiepida per circa 10 minuti. Tagliate le ciliegie a metà. In una ciotola setacciate farina e lievito, aggiungete l’uvetta e le ciliegie [tenete alcuni pezzetti per decorare la superficie dei muffin] e rimescolate bene il tutto. Mettete da parte.
In un’altra ciotola lavorate il burro fino ad ottenere un composto spumoso, aggiungete miele e zucchero a velo, mescolando il tutto per alcuni istanti, dopodiché unite le uova sbattute poco alla volta e amalgamate bene.
Ora unite il composto di farina al composto di burro e lavoratelo con un cucchiaio di legno finché non otterrete una pasta collosa, omogenea e compatta.
Distribuite una cucchiaiata di pasta in ogni stampino per muffin, disponete su ognuno un pezzetto di ciliegia, spolverate con un po’ di zucchero ed infornate in forno preriscaldato a 160° per circa 20 minuti.


 Con la stessa pasta potete anche fare un plum cake o una torta, ricordate però di utilizzare il forno a 170° e lasciar cuocere per almeno ¾ d’ora.


Visto che anche se siamo alle porte dell’inverno qua nel mio giardino è ancora tutto uno sbocciare, da oggi inizierà una breve presentazione delle piante che, impavide e cocciute, regalano ancora bellissimi fiori.
Prima su tutte, la Fucsia (Fuchsia magellanica), un piccolo arbusto della famiglia delle Onagraceae, originaria dell’America centro meridionale e della Nuova Zelanda, ma comunemente coltivato in tutta la fascia temperata del globo. E’ una pianta piuttosto rustica, resiste bene anche al freddo invernale purché la base venga pacciamata per bene e ricordo, a chi volesse coltivarla, che esige un terreno soffice, ben drenato e possibilmente una posizione a mezz’ombra, per proteggerla dai caldi estivi. Oltre ad essere utilizzata come pianta ornamentale, nell’uso popolare le foglie venivano utilizzate per preparare decotti febbrifughi e diuretici [ma non sono del tutto certa che la pianta sia commestibile, anzi...fate attenzione] e, cosa meno comune e meno nota, le donne indigene della Nuova Zelanda utilizzavano il polline di alcune varietà come cipria. Infine, per la graziosa e singolare forma dei suoi fiori, gli innamorati nel 1800 usavano scambiarsi piccoli mazzi di fucsia come promesse d’amore. Usanza che oggi definirei decisamente fuori moda!

sabato 3 dicembre 2011

Spezzatino ai funghi


Ed ecco un'altra ricetta carnivora. Mi pare un po' strano, data la mia tendenza "vegetale", ma ci sta tutto,  trovo che questo spezzatino sia molto gustoso e piuttosto leggero, cucinato così senza aggiunta d'olio per via dei grassi già presenti nella carne.

Per 2 persone

300 gr di polpa di manzo a cubetti
250 gr di funghi champignon
4 spicchi d’aglio
1 cipolla
vino bianco secco
rametti di rosmarino, timo e santoreggia in abbondanza
1 cucchiaino di origano essicato
½ cucchiaino di peperoncino
½ cucchiaino di sumac
sale

Per prima cosa tritate finemente aglio, cipolla, tutte le erbe aromatiche e affettate i funghi.
In una casseruola capiente sistemate le aromatiche, la cipolla e l’aglio con la carne, fate rosolare a fuoco lento per circa 10 minuti e quando il tutto inizierà ad asciugare bagnate col vino bianco, fate sfumare ed aggiungete i funghi. Unite origano, peperoncino e sumak, mescolate bene e fate cuocere a fuoco basso per circa 1 ora, rimescolando di tanto in tanto e, se troppo asciutto, bagnando con un po’ di vino bianco o con acqua bollente. Trascorso il tempo necessario a render morbida la carne, regolate di sale e fate andare ancora per qualche istante.
Provatelo accompagnato da un’insalata di cavolo cappuccio, porri e finocchi crudi.


Come già vi ho accennato, non ho utilizzato olio per la cottura di questo spezzatino: la carne che avevo io era piuttosto grassa, facendola rosolare lentamente non c’è stato bisogno di aggiungere olio e la carne è rimasta molto morbida e succosa ugualmente. Ma a voi la scelta.


Oggi niente fiore, ma due parole sul sumac [che poi sempre di piante si tratta...]. Il sumac è una spezia prodotta macinando le bacche del sommacco (Rhus coriaria), arbusto coltivato principalmente per il suo bellissimo fogliame che in autunno si fa tutto rosso. Esistono varie specie del genere Rhus, molte delle quali sono velenose, quindi fate attenzione, non raccogliete le bacche se non siete sicuri che sia quella giusta! tornando alla nostra spezia, il sumac è generalmente rosso scuro, dal piacevole gusto acidulo, simile alla buccia del limone, a mio avviso anche leggermente pepato. Viene utilizzata soprattutto nella cucina araba per insaporire piatti a base di carne e di pesce, ma si dice che anche gli indigeni americani lo conoscessero e ne utilizzassero le bacche sotto sale, simili ai capperi nostrani, o spremute per ottenere un condimento acidulo.
Riguardo al nome, non ho ben capito se si scrive con la c o la k finali, se ha al centro due m oppure no: quello che uso io arriva direttamente da Istanbul [regalo di mia madre] e sul barattolo vedete l'etichetta originale con la k finale...boh, anche qui, a voi la scelta.